FIDUCIA e DEMOCRAZIA. INFORMAZIONE EMOZIONALE O RAZIONALE?

Il gruppo della sera ha scelto questo tema difficile, ma attuale e appassionante, cominciando dalla ricerca del significato delle parole “democrazia” (nelle sue diverse forme) e “fiducia” (quale principio base della convivenza civile). Ha quindi preso coscienza dell’attuale crisi di fiducia nella democrazia.
A questo punto è sorta impellente la domanda: senza un’informazione sufficientemente corretta può il cittadino medio costruirsi un’opinione politica ed esprimere coscientemente la sua scelta democratica? Per rispondere alla domanda il gruppo ha scelto di approfondire le modalità con le quali ciascuno di noi accede alle informazioni, per poi interrogarci se queste ci coinvolgano in modo emozionale anziché razionale. Ecco quindi l’argomento scelto: INFORMAZIONE, emozionale o razionale?
Preliminarmente il gruppo ha svolto la ricerca delle definizioni, per passare ai consueti momenti dell’Osservare, Valutare, Agire.
          DEFINIZIONI
     fidùcia [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»]  – Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità,
     democrazìa [dal gr. δημοκρατία, comp. di δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia»]. – Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi;
o anche. – forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico.
Quasi sempre il termine “democrazia” è accompagnato da un aggettivo, che specifica la sua peculiarità come ideale e come metodo di espressione della volontà popolare, si hanno quindi:
     democrazia diretta o plebiscitaria,
quando il potere è esercitato direttamente da assemblee popolari o mediante plebisciti;
democrazia indiretta, rappresentativa, parlamentare,
quando il potere è esercitato da istituzioni rappresentative costituite mediante libere elezioni;
     democrazia partecipativa
quando si cerca di creare le condizioni per cui il maggior numero di membri di un corpo politico possa portare contributi significativi ai processi di decisione, anche partecipando direttamente alle decisioni;
     democrazia elettronica,
quando, con l’utilizzazione delle nuove tecnologie elettroniche (Internet), si consentirebbe la partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano e si assicurerebbe la trasparenza nella gestione della cosa pubblica e la correttezza nella trasmissione delle informazioni;
     democrazia recitativa,
oggi assistiamo ad una rappresentazione scenografica che ha per palcoscenico lo Stato, i governanti come attori protagonisti e il popolo come comparsa occasionale che entra sul palco solo con le elezioni per poi passare subito in platea come spettatore;
     post-democrazia,
è un sistema politico che, pur formalmente regolato da istituzioni e norme democratiche, viene in effetti governato e pilotato dalle grandi lobby (società multinazionali) e dai mass media.
     informazione 
è il mero scambio di notizie e dati dai media al pubblico, servizio che risponde al bisogno delle comunità di conoscere. Se vengono rispettate le regole, la notizia dovrebbe passare previo controllo e verifica delle fonti (principio di verità). Altrimenti è fake news.
     comunicazione
è la trasmissione di messaggi che hanno lo scopo di orientare il modo di pensare del pubblico (consumatore, elettore, ecc.), nel senso previsto e voluto da chi comunica. Colui che formula ed emette il messaggio ha quindi come obiettivo quello di persuadere chi lo riceve,
     post-verità
argomentazione caratterizzata da un forte appello all’emotività che, basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati, tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica. Continua a leggere

FIDUCIA E DEMOCRAZIA

Cominciamo la pubblicazione delle relazioni conclusive delle inchieste svolte quest’anno dai nostri gruppi.
Il gruppo di Renzo e Carla Seren, dopo aver affrontato la ricerca di democrazia in questo aggrovigliato mondo, ha fatto qualche proponimento di conversione sul versante della buona cittadinanza individuando quattro punti per riconquistare una vita democratica:

a)      Consolidare legami e ideali; sconfiggere la frenesia di un mondo dove tutto invecchia ancora prima di giungere a maturazione e i continui cambiamenti non sono finalizzati a produrre un reale miglioramento.

b)      andare sempre alla ricerca anche dell’altra faccia della medaglia. Nonostante la ridondanza delle informazioni, le vicende quotidiane vengono presentate con una faccia sola della medaglia, quella che risponde ad un interesse precostituito, ad un pregiudizio già confezionato. Si racconta sempre solo una mezza verità.

c)       riscoprire di essere cittadini ed elettori responsabili, titolari di diritti e di doveri e in particolare corresponsabili delle scelte democratiche degli uomini incaricati di definire le regole.

d)      smetterla di considerarsi piccoli ingranaggi senza la possibilità di incidere sul funzionamento di un meccanismo molto più grande di noi. In democrazia, tutte le scelte sono importanti e decisive nella dinamica collettiva.

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Global compact, e noi?

Carissimi aderenti al Movimento Rinascita Cristiana,
voglio richiamare la vostra attenzione sul comportamento del Governo italiano a riguardo del documento cosiddetto “Global compact sull’immigrazione” promosso dalle Nazioni Unite e già sottoscritto da diversi Stati. Esso prevede la condivisione di alcune linee guida generali sulle politiche migratorie ed è articolato in 23 punti, tra i quali sottolineo la “riduzione delle cause negative e dei fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese di origine”, e ancora: salvare vite e combattere il traffico di migranti gestendo le frontiere in modo integrato, eliminare le forme di discriminazione, formare la percezione dell’opinione pubblica su dati comprovati, eccetera.
Suggerisco di cercare su internet e leggere attentamente i 23 punti, ciascuno dei quali non può non essere condiviso da coloro che si dichiarano seguaci di Cristo.
Naturalmente gli Stati Uniti del Presidente Trump sono stati i primi a defilarsi. Il 10 dicembre scorso a Marrakech 164 Paesi hanno firmato il documento. Non hanno firmato l’Ungheria, l’Austria, i Paesi dell’Est Europeo. Ma anche l’Italia ha disertato l’appuntamento! Dopo che il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi aveva difeso il patto (la cui elaborazione dura da ben due anni) dichiarando che “non sarà un atto giuridicamente vincolante” e che “nel documento ci sono princìpi di responsabilità condivisa nella gestione degli oneri dell’immigrazione”, è sopraggiunto il veto di Salvini che ha costretto il Premier Conte a “sospendere” la firma abbozzando: “Riteniamo opportuno parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione”.
Come cristiani abbiamo il dovere di ricercare sempre la corretta informazione sui fatti onde non farci trascinare dalla semplificazione delle situazioni complesse, altrimenti si sfocia inesorabilmente in contrapposizioni che generano conflitti: bianco o nero, pro o contro migranti, non è così che si costruisce la pace. Non possiamo disinteressarci delle ragioni reali delle migrazioni. L’Africa da cui provengono i rifugiati (economici e non) è quella da cui proviene il coltan, cioè la columbo-tantalite utilizzata per i nostri telefoni cellulari, che viene barattata con armi consegnate ai guerriglieri. Non solo, anche cobalto, cassiterite, tantalio, wolframite, grafite, litio, neodimio, niobio, praseodimio, terre rare arrivano a noi insanguinati dai tanti bambini sfruttati nel lavoro di estrazione. L’80% dei minerali che servono all’industria aerospaziale e informatica viene dall’Africa, specialmente da Niger, Congo, Costa d’Avorio, Tanzania, è quell’Africa da cui arrivano i disperati che Salvini vuole rimandare a casa. Ascoltiamo il discorso del dott. Denis Mukwege, pediatra congolese Nobel per la Pace 2018, se poi temiamo l’islamizzazione dell’Europa, la colpa è nostra, di noi che abbiamo perso la fede, che abbiamo sostituito Dio con i nostri idoli pagani.
Un esempio. A Novara l’amministrazione leghista ha abbandonato il sistema SPRAR, che non solo garantiva risorse per gestire l’accoglienza, ma consentiva anche al Comune di esercitare un ruolo, di essere protagonista e imporre modalità e scelte. Per chi non lo sapesse, SPRAR è il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, vale a dire una rete di enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. Che io sappia, nessuna reazione è arrivata dal Mondo Ecclesiale.
Quanto al Global compact, chiedo agli aderenti a MRC di prendere posizione contro la menzogna e di schierarsi con la Carità (e non certo con il buonismo che è un’invenzione di chi della Carità non vuole saperne).
Padre Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale ha spiegato così all’Avvenire: “Posso dire che noi come Santa Sede siamo interessati all’adozione del Patto non solo da adesso, ma già dall’inizio. Abbiamo preparato in base alla nostra esperienza, proposte concrete che si chiamano, in italiano, “Venti punti di azione pastorale”. Così abbiamo condiviso con gli altri stati già il frutto di ciò che facciamo, ciò che vogliamo, ciò che sogniamo“.

Cari aderenti di MRC Novara
ditemi espressamente, per favore, che appoggiate questa iniziativa di sollecitare il nostro Movimento Rinascita Cristiana Nazionale a prendere posizione in merito alla mancata adesione dell’Italia al Global Compact sull’immigrazione. Proprio sul sito MRC nazionale trovate che Cristo non è sedentario, ma è nomade.
Grazie e Buon Anno.
Giuliano Subani

Cacciari e il Natale

Si avvicina la tradizionale ricorrenza natalizia il cui significato essenziale i cristiani se lo sono fatto scippare dalla baldoria consumistica. Ce lo ricordava (guarda un po’!) un filosofo non credente, Massimo Cacciari – intervista pubblicata su Il Giornale del 30 novembre 2017 – visibile sul link
http://www.ilgiornale.it/news/politica/natale-non-solo-dei-cristiani-ballo-c-nostra-civilt-1468961.html
Ma quello che fa più specie è che il suo pensiero è stato attaccato duramente non solo da ateisti, comunisti e compagni, cosa ovvia, ma anche dai soliti credenti che ragionano con pregiudizi ed etichette preconcette. Qui una parte dell’intervista:
Perché laici e cattolici oggi balbettano davanti all’evento che tagliato in due la storia?
«Perché non riflettono, perché non fanno memoria di questa storia così sconvolgente»
Dio che si fa uomo.
«Capisce? Non Dio che stabilisce una relazione con gli uomini, ma Dio che viene sulla terra attraverso Cristo. Vertiginoso»
Forse per lei e pochi altri.
«Appunto. La nostra società è anestetizzata, il Natale è diventato una favoletta, una specie di raccontino edificante che spegne le inquietudini».

LE MEDITAZIONI – VANGELO DI GIOVANNI

Sette testi:
Cana; Nicodemo; Samaritana; adultera; cieco nato; entrata di Gesù in Gerusalemme; Maria di Magdala alla resurrezione)

A) Motivazioni:
– il Vangelo di Giovanni raccoglie la sfida interculturale: giudaismo vs ellenismo; incontro con una società multietnica, plurireligiosa, multiculturale (sembra oggi)
– focus non sulla fede (in quanto tale) o la morale (opere, comportamenti) ma sulla “conoscenza” (in senso biblico ovviamente): il vangelo ci offre una “sapienza” per capire meglio “il nostro destino, la vocazione dell’umanità, l’origine e il fine del nostro universo”, in altre parole: chi siamo, da dove veniamo, dove andare (come umanità e come intero universo: il cosmo)
– enfasi su relazione fra “conoscere” e “credere” (tipico e riassuntivo il caso del cieco nato) – Gesù è la “luce del mondo

B) Per leggere “fruttuosamente” il Vangelo di Giovanni
– Partire dall’Antico Testamento per capire il Nuovo Testamento
– Il ruolo del “discepolo che Gesù amava”: in realtà è il “discepolo modello”, il discepolo che Gesù vorrebbe fossimo.
– Il Vangelo si apre con due discepoli del Battista che seguono Gesù (che dice loro “Venite e vedrete”). Uno è Andrea. E l’altro? Non si sa. C’è un vuoto. Vedremo perché.
Cosa si dicono quando stanno con Gesù? Non si sa. Perché bisogna percorrere il resto del vangelo per sapere cosa significa “essere discepolo” e qual è l’insegnamento di Gesù.
– Il discepolo “anonimo” ricompare alla fine del vangelo come “il discepolo che Gesù amava”: all’ultima cena, sotto la croce (non citato stranamente dagli altri evangelisti) con Maria e altre donne; alla tomba vuota con Pietro (è il primo a credere nella resurrezione…) e sul lago di Tiberiade nel racconto della pesca miracolosa e che per primo riconosce Gesù risorto.
– Perché anonimo? perché ogni lettore possa prendere il suo posto (vedi pag.11 PL). Spetta a noi essere o non essere il “discepolo che Gesù amava” nella lettura e meditazione del Vangelo.

Piano di lavoro 2018-19

Il Piano di lavoro che ci offre il nostro Movimento di Rinascita Cristiana s’incentra quest’anno su tre proposte di riflessione.

Fiducia e democrazia
La democrazia in Italia è in crisi? Se la democrazia dipende dalla capacità dei cittadini di confrontarsi con punti di vista diversi, come è visto oggi colui che la pensa diversamente da me? Viene denigrato, oltraggiato, magari linciato mediaticamente? Abbiamo tolto la fiducia ai rappresentanti eletti per darla a un leader/salvatore del popolo?

Cittadinanza globale
Globalizzazione selvaggia e sperequata oppure globalizzazione dell’indifferenza? o magari globalizzazione del pensiero unico occidentale? O piuttosto senso di appartenenza ad una comunità che abbraccia l’umanità intera? Una comunità che considera ogni persona umana degna di onore?

Ecologia integrale
Non basta più un’ecologia della natura, un’ecologia “verde”. Come si rapportava al creato San Francesco nel Cantico delle Creature? Il nostro stile di vita è rispettoso della “casa comune”? Per Papa Francesco l’ecologia è inseparabile dalla nozione di “bene comune”. Ecologia e solidarietà vanno di pari passo?

Tre sfide che non possono non toccarci come persone, come cittadini dell’Italia e del mondo e come abitanti di questo pianeta.

Serata di preghiera con Sant’Egidio

Anche il nostro Movimento cittadino ha partecipato alla serata di preghiera per i migranti indetta dalla Comunità di Sant’Egidio il 5 luglio scorso. Ecco uno stralcio del report pubblicato su LA STAMPA del 07/07/2018 (Autore Roberto Lodigiani):

Le immagini del dramma dei migranti sull’altare di Sant’Eufemia e i volantini distribuiti a tutti i presenti con il dipinto di Kelly Latimore che raffigura tre profughi in cammino immedesimati in Gesù, Giuseppe e Maria: momenti ad alto impatto emotivo durante la preghiera «Morire di speranza», ospitata giovedì sera nella chiesa del centro storico di Novara.
Il direttore della Caritas diocesana e del Centro missionario, don Giorgio Borroni, ha coordinato il ricordo di quanti hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa e il Nord del mondo. L’appello a «recuperare la pietas cristiana», a «riprendere la dimensione della fraternità», a «non ferire il prossimo con inaccoglienza e indifferenza», don Giorgio l’ha lanciato alla presenza dei migranti che la fuga dalla guerra e dalla miseria sono riusciti a completarla senza soccombere.
Con loro tra i banchi i volontari di Caritas, Gruppi di volontariato Vincenziano, Azione Cattolica, Acli, Liberazione e Speranza, Rinascita Cristiana, Rinnovamento Carismatico Cattolico-Gruppo San Gaudenzio, Movimento dei Focolari, Chiesa Valdese e Metodista di Novara.
La commemorazione di chi non ce l’ha fatta è stata scandita dai numeri: 3553 hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le via di terra in Europa dal giugno 2017. Negli ultimi tre giorni sono stati 400 i morti al largo delle coste libiche, 574 i profughi naufragati davanti alla costa tunisina. Negli ultimi dodici mesi 363 sono deceduti nel tentativo di raggiungere la Spagna partendo da Melilla. Dal 1990, complessivamente, 37.400 morti e dispersi mentre provavano a toccare il suolo dell’Europa.

I gruppi di Rinascita Cristiana di Verbania alla giornata conclusiva del 30 maggio 2018

Mercoledì 30 maggio i gruppi di Verbania si sono ritrovati al Monastero benedettino dei Santi Pietro e Paolo di Germagno, una giornata ricca di sole e profumata di fiori e di erbe nella splendida cornice naturale della valle Strona.
Padre Bernardo ha svolto il tema “Abitare il conflitto – parole e gesti”, collegandosi alle inchieste svolte dai gruppi su “Famiglia e conflitti” e “Il lavoro che non c’è” e alle esperienze nella società, nelle famiglie, nella politica e nell’economia globalizzata, avendo sempre presenti i documenti della Chiesa, in particolare quelli di papa Francesco.
Padre Bernardo ha sintetizzato in modo coinvolgente alcuni concetti basilari:
I conflitti nascono dalle differenze sono quindi anche una ricchezza e una opportunità.
Dobbiamo eliminare il peso delle nostre paure, non nasconderle nel cuore, trovare le vie della mediazione, saper attendere per aiutare noi stessi e gli altri e fare luce e donare speranza.
Le parole ci aiutano a comunicare a comprendere a incontrarci.
I gesti sono quelli dell’amore, del rispetto, della fiducia, del perdono, della riconciliazione.
Gesù Cristo ci ha rivelato nella sua incarnazione la testimonianza di questi valori e ci ha indicato la strada per un futuro di pace e di speranza.
L’incontro si è svolto con pause di silenzio, momenti di preghiera, scambio di opinioni e di sollecitazioni e … con un buon pranzo conviviale. Alla fine, l’augurio di un nuovo anno ricco di proposte e di nuove relazioni di amicizia.
                                                            Elena De Filippi

Relazione di Renzo Seren alla giornata del 5 giugno 2018

SEGNI DI SPERANZA – Giornata del 5 giugno 2018 alla Madonna del Bosco

Il piano di lavoro 2018-2019 è ancora in fase di completamento, ma alcune indicazioni sono chiare e tracciano la via che percorrerà il nostro Movimento nel prossimo futuro.
In continuità con il tema dell’Alleanza, introdotto nel 2016, è bene ricercare i “segni” che giustifichino la speranza
Credo si debba partire da alcune parole che disegnano le coordinate di una inversione di rotta della mentalità dominante: indissolubilità, fiducia, comunità. A queste parole ne va aggiunta una quarta, indispensabile per tradurre le buone intenzioni in procedure ed esperienze: agire.
Indissolubilità
Le relazioni, i legami hanno bisogno di fondarsi su un sano principio di indissolubilità.
Certo, nulla è perfetto e tutto può accadere in un futuro insondabile, ma è importante che le relazioni e i legami nascano con l’intenzione di durare per tutta la vita. Un’amicizia, l’appartenenza ad una comunità, la nostra stessa appartenenza a Rinascita Cristiana perdono gran parte del loro significato se sono intese a tempo determinato.
Le relazioni nella società di oggi sono davvero molte, ma sono essenzialmente precarie e virtuali; esse sono definite dall’interesse immediato: durano fino a quando fanno stare bene poi si dissolvono senza aver prodotto alcuna crescita della persona. I rapporti personali e sociali si stravolgono, invecchiano e muoiono ancor prima di giungere a maturazione.
Fiducia
Una delle regole d’oro del cristianesimo dice: “nel cristianesimo non si è mai soli e non si agisce mai da soli”.Tutta la nostra esistenza poggia sulla fiducia negli altri: devo affidarmi e credere alle persone con cui entro in relazione; evidentemente devo fare una scelta coscienziosa delle persone a cui affidarmi, ma poi mi devo realmente affidare.
Si, ognuno di noi parte da se stesso, dalle proprie esperienze e con la sua intelligenza verifica il fondamento delle opzioni che gli si presentano, ma nessuno può pensare di essere nella condizione di verificare e tenere tutto sotto controllo.
La mancanza di fiducia si autoalimenta proponendo un circolo vizioso che parte dall’ignoranza presuntuosa di chi pensa di sapere tutto.
Comunità
E’ la comunità che deve prendere in carico i problemi sociali.
Le iniziative umanitarie, la grande forza del volontariato, l’impegno delle istituzioni sono punti irrinunciabili per attivare la leva stimolante e organizzativa dei processi, ma per produrre l’effetto moltiplicatore è necessario che tutta la comunità acquisisca modelli culturali e sociali adatti a contrastare una povertà economica riservata ai più indifesi e una povertà morale pervasiva. Soltanto così si potrà passare dal puro assistenzialismo a progetti per il bene comune; soltanto così la visione della carità assumerà funzioni pedagogiche e da distributiva potrà diventare educativa.
A tutti i livelli è richiesto un respiro comunitario, anche quando si sostiene la cooperazione internazionale. I grandi problemi di oggi (salvaguardia dell’ambiente, finanza globalizzata, flussi migratori, terrorismo) hanno una dimensione mondiale; difficile credere che si possano trovare delle soluzioni perseguendo interessi particolari, nazionali o comunque senza tenere conto dell’interdipendenza geopolitica che definisce gli equilibri vitali della Terra.
Quanto detto introduce quelli che saranno gli ambiti della nostra inchiesta:
1. Relazioni e legami; 2. Fiducia e democrazia; 3. Cittadinanza globale; 4. Ecologia integrale.

Gli argomenti sono davvero tanti, ma credo non sia sbagliato affrontare nei singoli gruppi uno specifico argomento mantenendo la visione complessiva della realtà.
Per quanto riguarda l’Agire non dobbiamo confondere il dovere di incarnare le parole con un frenetico attivismo.
Anche la conversione personale sui valori che l’inchiesta mette in luce, è già “agire”. Se si aggiunge l’impegno a diventare costruttori di comunità, si può dire di essere in piena azione.
Rinascita Cristiana dovrà essere sempre più la coscienza critica di una società che ha sostituito gli interessi individuali e corporativi al bene comune.
I gruppi sono un serbatoio prezioso di riflessioni e saggezza. Le proposte e le capacità di relazione di questi gruppi possono tradursi in iniziative condivise a livello nazionale.
I segni di speranza vanno inviati anche quando si ha l’impressione di vivere una evangelizzazione di sopravvivenza…anzi, vanno inviati con più vigore.                                                                                      Renzo Seren

I gruppi di Rinascita Cristiana di Novara alla Madonna del Bosco 5 giugno 2018

L’intervento di don Giorgio Borroni, direttore della Caritas novarese
E’ stata particolarmente significativa la relazione di don Giorgio sul tema del lavoro, anzi, del lavoro che non c’è.
Com’è noto l’anno scorso don Giorgio ha partecipato alla Settimana Sociale di Cagliari ed oggi ci ha riferito alcuni spunti, che cercherò di riassumere.
La crisi iniziata nel 2008 ha investito massicciamente il mondo del lavoro. Le analisi dimostrano che non si tratta di una crisi congiunturale bensì strutturale, come dire che non sarà più come prima. Per la prima volta, dopo un lungo periodo di costante miglioramento economico, la generazione successiva starà peggio di quella precedente.
La povertà nel nostro Paese ha raggiunto un numero impressionante di persone, 4,5 milioni in condizioni di povertà assoluta che necessitano di assistenza continuativa da parte di enti (Caritas) cui si aggiungono 8,5 milioni in povertà relativa, il cui reddito non è sufficiente a coprire tutte le spese di sopravvivenza e quelle impreviste.
La situazione del lavoro, oggi,  si definisce complessa, dove complesso (dal latino complexus, intrecciato) significa che il sistema è composto da una molteplicità di parti interdipendenti fra loro, come un intreccio di elementi che interagiscono fra loro. Per questo il problema complesso non presenta una soluzione univoca e necessita di essere considerato globalmente analizzando tutti gli elementi che lo compongono e le loro interazioni.
L’opposto, quindi, dei problemi che si definiscono complicati (ancora dal latino complicatus, piegato avvolto su se stesso), che possono essere ridotti a qualcosa di più semplice e per i quali esiste una soluzione.
Indubbiamente la globalizzazione e l’introduzione delle tecnologie di informatizzazione della cosiddetta industria 4.0 produrranno (ma già producono) cambiamenti epocali con rischi notevoli per la tutela della dignità del lavoratore. Basti pensare alla gig economy, basata su prestazioni lavorative temporanee, con utilizzo non di lavoratori dipendenti bensì di collaboratori, vale a dire lavoratori autonomi o appaltatori indipendenti, soggetti ad una flessibilità estrema cui si affianca la mancanza di tutele e di sicurezza sul lavoro.
La posizione della Chiesa è chiara, infatti il tema della Settimana Sociale di Cagliari era “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”, si tratta dei quattro aggettivi che Papa Francesco ha utilizzato nella Evangelii Gaudium per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. Continua a leggere