LE MEDITAZIONI – VANGELO DI GIOVANNI

Sette testi:
Cana; Nicodemo; Samaritana; adultera; cieco nato; entrata di Gesù in Gerusalemme; Maria di Magdala alla resurrezione)

A) Motivazioni:
– il Vangelo di Giovanni raccoglie la sfida interculturale: giudaismo vs ellenismo; incontro con una società multietnica, plurireligiosa, multiculturale (sembra oggi)
– focus non sulla fede (in quanto tale) o la morale (opere, comportamenti) ma sulla “conoscenza” (in senso biblico ovviamente): il vangelo ci offre una “sapienza” per capire meglio “il nostro destino, la vocazione dell’umanità, l’origine e il fine del nostro universo”, in altre parole: chi siamo, da dove veniamo, dove andare (come umanità e come intero universo: il cosmo)
– enfasi su relazione fra “conoscere” e “credere” (tipico e riassuntivo il caso del cieco nato) – Gesù è la “luce del mondo

B) Per leggere “fruttuosamente” il Vangelo di Giovanni
– Partire dall’Antico Testamento per capire il Nuovo Testamento
– Il ruolo del “discepolo che Gesù amava”: in realtà è il “discepolo modello”, il discepolo che Gesù vorrebbe fossimo.
– Il Vangelo si apre con due discepoli del Battista che seguono Gesù (che dice loro “Venite e vedrete”). Uno è Andrea. E l’altro? Non si sa. C’è un vuoto. Vedremo perché.
Cosa si dicono quando stanno con Gesù? Non si sa. Perché bisogna percorrere il resto del vangelo per sapere cosa significa “essere discepolo” e qual è l’insegnamento di Gesù.
– Il discepolo “anonimo” ricompare alla fine del vangelo come “il discepolo che Gesù amava”: all’ultima cena, sotto la croce (non citato stranamente dagli altri evangelisti) con Maria e altre donne; alla tomba vuota con Pietro (è il primo a credere nella resurrezione…) e sul lago di Tiberiade nel racconto della pesca miracolosa e che per primo riconosce Gesù risorto.
– Perché anonimo? perché ogni lettore possa prendere il suo posto (vedi pag.11 PL). Spetta a noi essere o non essere il “discepolo che Gesù amava” nella lettura e meditazione del Vangelo.

Piano di lavoro 2018-19

Il Piano di lavoro che ci offre il nostro Movimento di Rinascita Cristiana s’incentra quest’anno su tre proposte di riflessione.

Fiducia e democrazia
La democrazia in Italia è in crisi? Se la democrazia dipende dalla capacità dei cittadini di confrontarsi con punti di vista diversi, come è visto oggi colui che la pensa diversamente da me? Viene denigrato, oltraggiato, magari linciato mediaticamente? Abbiamo tolto la fiducia ai rappresentanti eletti per darla a un leader/salvatore del popolo?

Cittadinanza globale
Globalizzazione selvaggia e sperequata oppure globalizzazione dell’indifferenza? o magari globalizzazione del pensiero unico occidentale? O piuttosto senso di appartenenza ad una comunità che abbraccia l’umanità intera? Una comunità che considera ogni persona umana degna di onore?

Ecologia integrale
Non basta più un’ecologia della natura, un’ecologia “verde”. Come si rapportava al creato San Francesco nel Cantico delle Creature? Il nostro stile di vita è rispettoso della “casa comune”? Per Papa Francesco l’ecologia è inseparabile dalla nozione di “bene comune”. Ecologia e solidarietà vanno di pari passo?

Tre sfide che non possono non toccarci come persone, come cittadini dell’Italia e del mondo e come abitanti di questo pianeta.

Serata di preghiera con Sant’Egidio

Anche il nostro Movimento cittadino ha partecipato alla serata di preghiera per i migranti indetta dalla Comunità di Sant’Egidio il 5 luglio scorso. Ecco uno stralcio del report pubblicato su LA STAMPA del 07/07/2018 (Autore Roberto Lodigiani):

Le immagini del dramma dei migranti sull’altare di Sant’Eufemia e i volantini distribuiti a tutti i presenti con il dipinto di Kelly Latimore che raffigura tre profughi in cammino immedesimati in Gesù, Giuseppe e Maria: momenti ad alto impatto emotivo durante la preghiera «Morire di speranza», ospitata giovedì sera nella chiesa del centro storico di Novara.
Il direttore della Caritas diocesana e del Centro missionario, don Giorgio Borroni, ha coordinato il ricordo di quanti hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa e il Nord del mondo. L’appello a «recuperare la pietas cristiana», a «riprendere la dimensione della fraternità», a «non ferire il prossimo con inaccoglienza e indifferenza», don Giorgio l’ha lanciato alla presenza dei migranti che la fuga dalla guerra e dalla miseria sono riusciti a completarla senza soccombere.
Con loro tra i banchi i volontari di Caritas, Gruppi di volontariato Vincenziano, Azione Cattolica, Acli, Liberazione e Speranza, Rinascita Cristiana, Rinnovamento Carismatico Cattolico-Gruppo San Gaudenzio, Movimento dei Focolari, Chiesa Valdese e Metodista di Novara.
La commemorazione di chi non ce l’ha fatta è stata scandita dai numeri: 3553 hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le via di terra in Europa dal giugno 2017. Negli ultimi tre giorni sono stati 400 i morti al largo delle coste libiche, 574 i profughi naufragati davanti alla costa tunisina. Negli ultimi dodici mesi 363 sono deceduti nel tentativo di raggiungere la Spagna partendo da Melilla. Dal 1990, complessivamente, 37.400 morti e dispersi mentre provavano a toccare il suolo dell’Europa.

I gruppi di Rinascita Cristiana di Verbania alla giornata conclusiva del 30 maggio 2018

Mercoledì 30 maggio i gruppi di Verbania si sono ritrovati al Monastero benedettino dei Santi Pietro e Paolo di Germagno, una giornata ricca di sole e profumata di fiori e di erbe nella splendida cornice naturale della valle Strona.
Padre Bernardo ha svolto il tema “Abitare il conflitto – parole e gesti”, collegandosi alle inchieste svolte dai gruppi su “Famiglia e conflitti” e “Il lavoro che non c’è” e alle esperienze nella società, nelle famiglie, nella politica e nell’economia globalizzata, avendo sempre presenti i documenti della Chiesa, in particolare quelli di papa Francesco.
Padre Bernardo ha sintetizzato in modo coinvolgente alcuni concetti basilari:
I conflitti nascono dalle differenze sono quindi anche una ricchezza e una opportunità.
Dobbiamo eliminare il peso delle nostre paure, non nasconderle nel cuore, trovare le vie della mediazione, saper attendere per aiutare noi stessi e gli altri e fare luce e donare speranza.
Le parole ci aiutano a comunicare a comprendere a incontrarci.
I gesti sono quelli dell’amore, del rispetto, della fiducia, del perdono, della riconciliazione.
Gesù Cristo ci ha rivelato nella sua incarnazione la testimonianza di questi valori e ci ha indicato la strada per un futuro di pace e di speranza.
L’incontro si è svolto con pause di silenzio, momenti di preghiera, scambio di opinioni e di sollecitazioni e … con un buon pranzo conviviale. Alla fine, l’augurio di un nuovo anno ricco di proposte e di nuove relazioni di amicizia.
                                                            Elena De Filippi

Relazione di Renzo Seren alla giornata del 5 giugno 2018

SEGNI DI SPERANZA – Giornata del 5 giugno 2018 alla Madonna del Bosco

Il piano di lavoro 2018-2019 è ancora in fase di completamento, ma alcune indicazioni sono chiare e tracciano la via che percorrerà il nostro Movimento nel prossimo futuro.
In continuità con il tema dell’Alleanza, introdotto nel 2016, è bene ricercare i “segni” che giustifichino la speranza
Credo si debba partire da alcune parole che disegnano le coordinate di una inversione di rotta della mentalità dominante: indissolubilità, fiducia, comunità. A queste parole ne va aggiunta una quarta, indispensabile per tradurre le buone intenzioni in procedure ed esperienze: agire.
Indissolubilità
Le relazioni, i legami hanno bisogno di fondarsi su un sano principio di indissolubilità.
Certo, nulla è perfetto e tutto può accadere in un futuro insondabile, ma è importante che le relazioni e i legami nascano con l’intenzione di durare per tutta la vita. Un’amicizia, l’appartenenza ad una comunità, la nostra stessa appartenenza a Rinascita Cristiana perdono gran parte del loro significato se sono intese a tempo determinato.
Le relazioni nella società di oggi sono davvero molte, ma sono essenzialmente precarie e virtuali; esse sono definite dall’interesse immediato: durano fino a quando fanno stare bene poi si dissolvono senza aver prodotto alcuna crescita della persona. I rapporti personali e sociali si stravolgono, invecchiano e muoiono ancor prima di giungere a maturazione.
Fiducia
Una delle regole d’oro del cristianesimo dice: “nel cristianesimo non si è mai soli e non si agisce mai da soli”.Tutta la nostra esistenza poggia sulla fiducia negli altri: devo affidarmi e credere alle persone con cui entro in relazione; evidentemente devo fare una scelta coscienziosa delle persone a cui affidarmi, ma poi mi devo realmente affidare.
Si, ognuno di noi parte da se stesso, dalle proprie esperienze e con la sua intelligenza verifica il fondamento delle opzioni che gli si presentano, ma nessuno può pensare di essere nella condizione di verificare e tenere tutto sotto controllo.
La mancanza di fiducia si autoalimenta proponendo un circolo vizioso che parte dall’ignoranza presuntuosa di chi pensa di sapere tutto.
Comunità
E’ la comunità che deve prendere in carico i problemi sociali.
Le iniziative umanitarie, la grande forza del volontariato, l’impegno delle istituzioni sono punti irrinunciabili per attivare la leva stimolante e organizzativa dei processi, ma per produrre l’effetto moltiplicatore è necessario che tutta la comunità acquisisca modelli culturali e sociali adatti a contrastare una povertà economica riservata ai più indifesi e una povertà morale pervasiva. Soltanto così si potrà passare dal puro assistenzialismo a progetti per il bene comune; soltanto così la visione della carità assumerà funzioni pedagogiche e da distributiva potrà diventare educativa.
A tutti i livelli è richiesto un respiro comunitario, anche quando si sostiene la cooperazione internazionale. I grandi problemi di oggi (salvaguardia dell’ambiente, finanza globalizzata, flussi migratori, terrorismo) hanno una dimensione mondiale; difficile credere che si possano trovare delle soluzioni perseguendo interessi particolari, nazionali o comunque senza tenere conto dell’interdipendenza geopolitica che definisce gli equilibri vitali della Terra.
Quanto detto introduce quelli che saranno gli ambiti della nostra inchiesta:
1. Relazioni e legami; 2. Fiducia e democrazia; 3. Cittadinanza globale; 4. Ecologia integrale.

Gli argomenti sono davvero tanti, ma credo non sia sbagliato affrontare nei singoli gruppi uno specifico argomento mantenendo la visione complessiva della realtà.
Per quanto riguarda l’Agire non dobbiamo confondere il dovere di incarnare le parole con un frenetico attivismo.
Anche la conversione personale sui valori che l’inchiesta mette in luce, è già “agire”. Se si aggiunge l’impegno a diventare costruttori di comunità, si può dire di essere in piena azione.
Rinascita Cristiana dovrà essere sempre più la coscienza critica di una società che ha sostituito gli interessi individuali e corporativi al bene comune.
I gruppi sono un serbatoio prezioso di riflessioni e saggezza. Le proposte e le capacità di relazione di questi gruppi possono tradursi in iniziative condivise a livello nazionale.
I segni di speranza vanno inviati anche quando si ha l’impressione di vivere una evangelizzazione di sopravvivenza…anzi, vanno inviati con più vigore.                                                                                      Renzo Seren

I gruppi di Rinascita Cristiana di Novara alla Madonna del Bosco 5 giugno 2018

L’intervento di don Giorgio Borroni, direttore della Caritas novarese
E’ stata particolarmente significativa la relazione di don Giorgio sul tema del lavoro, anzi, del lavoro che non c’è.
Com’è noto l’anno scorso don Giorgio ha partecipato alla Settimana Sociale di Cagliari ed oggi ci ha riferito alcuni spunti, che cercherò di riassumere.
La crisi iniziata nel 2008 ha investito massicciamente il mondo del lavoro. Le analisi dimostrano che non si tratta di una crisi congiunturale bensì strutturale, come dire che non sarà più come prima. Per la prima volta, dopo un lungo periodo di costante miglioramento economico, la generazione successiva starà peggio di quella precedente.
La povertà nel nostro Paese ha raggiunto un numero impressionante di persone, 4,5 milioni in condizioni di povertà assoluta che necessitano di assistenza continuativa da parte di enti (Caritas) cui si aggiungono 8,5 milioni in povertà relativa, il cui reddito non è sufficiente a coprire tutte le spese di sopravvivenza e quelle impreviste.
La situazione del lavoro, oggi,  si definisce complessa, dove complesso (dal latino complexus, intrecciato) significa che il sistema è composto da una molteplicità di parti interdipendenti fra loro, come un intreccio di elementi che interagiscono fra loro. Per questo il problema complesso non presenta una soluzione univoca e necessita di essere considerato globalmente analizzando tutti gli elementi che lo compongono e le loro interazioni.
L’opposto, quindi, dei problemi che si definiscono complicati (ancora dal latino complicatus, piegato avvolto su se stesso), che possono essere ridotti a qualcosa di più semplice e per i quali esiste una soluzione.
Indubbiamente la globalizzazione e l’introduzione delle tecnologie di informatizzazione della cosiddetta industria 4.0 produrranno (ma già producono) cambiamenti epocali con rischi notevoli per la tutela della dignità del lavoratore. Basti pensare alla gig economy, basata su prestazioni lavorative temporanee, con utilizzo non di lavoratori dipendenti bensì di collaboratori, vale a dire lavoratori autonomi o appaltatori indipendenti, soggetti ad una flessibilità estrema cui si affianca la mancanza di tutele e di sicurezza sul lavoro.
La posizione della Chiesa è chiara, infatti il tema della Settimana Sociale di Cagliari era “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”, si tratta dei quattro aggettivi che Papa Francesco ha utilizzato nella Evangelii Gaudium per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. Continua a leggere

Il lavoro che non c’è – Verbania

In occasione della festa di S. Vittore, patrono di Verbania, il gruppo verbanese di Rinascita Cristiana, impegnato nell’inchiesta sul tema del lavoro, ha proposto un approfondimento sulla situazione del lavoro nella provincia del Verbano Cusio Ossola con una serata dedicata ad un confronto su questi temi: “Il lavoro che non c’è. Il lavoro da creare”.
L’iniziativa è stata apprezzata sia dal Parroco che dall’Unità Pastorale di Verbania e martedì 15 maggio questo progetto si è realizzato con l’intervento del sindacalista Luca Caretti, segretario CISL delle province del Piemonte Orientale e di Daniele Menzio, responsabile progetti e sviluppo dell’unione industriale del VCO.
L’evento realizzato nella sala Rosmini del Chiostro di Intra ha richiamato un numeroso pubblico che ha seguito con attenzione e interesse le relazioni e partecipato con significativi contributi al confronto conclusivo.
Paolo Micotti, di Rinascita Cristiana, ha introdotto il tema e Continua a leggere

La Madonna del Bosco

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL BOSCO DI NOVARA
Il tempietto dedicato alla Vergine Addolorata, che si venera nel Santuario della Madonna del Bosco, si trova alla periferia di Novara, non lontano dal fiume Agogna, sulla strada che porta a Vercelli, detta dai Novaresi la strada del riso per le risaie che la circondano per tutto il percorso.
La storia della chiesetta è legata ad un episodio realmente accaduto, di cui s’impadronì la fantasia popolare e lo tramandò ai posteri come se fosse una leggenda. Sin dalla sua costruzione la gente del posto provò una particolare predilezione, perché la collegò ad un miracolo di cui fu protagonista nel 1875 Cristina Bruneri. La donna, come era solita fare tutte le mattine, con passo lento e strascicato, appoggiandosi al bastone, si recò alla chiesetta a pregare la Madonna, perché intercedesse presso suo Figlio Gesù e le facesse riacquistare la vista, che un paio d’anni prima aveva quasi completamente perduta. La donna riprese a vedere, dapprima in modo piuttosto offuscato, poi sempre più chiaramente e cominciò a gridare per la gioia. Le donne del vicinato, accorse a quelle grida, ascoltarono la storia raccontata da Cristina e andarono in giro a spargere la notizia, che in un baleno, come fuoco di paglia, arrivò anche nel contado. Da allora pellegrinaggi e visite alla chiesetta furono frequenti. Continua a leggere

MRC – Convegno seminario di formazione

Gli aderenti al Movimento dell’Italia settentrionale si sono ritrovati sabato 7 aprile 2018 a Milano, presso le Suore di San Vincenzo. Ecco alcuni appunti della giornata.

Presentazione di Serena Grechi, responsabile nazionale

Gli aderenti al Movimento Rinascita Cristiana quando si scambiano opinioni sulla società in cui viviamo sono consapevoli di essere testimoni dei valori cristiani.

Un pensiero di padre Licio Prati, assistente nazionale

Dobbiamo costantemente rifarci allo Statuto per ritrovare i valori fondanti del nostro Movimento e riscoprirci Chiesa come Popolo di Dio superando la contrapposizione clero →laici per rinforzare il nostro senso di appartenenza:
– alla società umana,
– alla Chiesa come Popolo di Dio,
– al Cristo Risorto.
Proviamo a sostituire agli step del nostro metodo di meditazione
osservare      valutare      agire
conoscere      amare      servire

Francesca Lodispoto, segretaria nazionale.

La nostra Francesca lancia un vibrante appello a cambiare il modo del nostro agire nel Movimento. Si richiama a due paragrafi della “Evangelii nuntiandi”:
– del paragrafo 75 cita il richiamo allo Spirito Santo “L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo”,
– dal paragrafo 76 trae la necessità di interrogarci concretamente sul mondo: siamo veramente radicati nel cuore del mondo ma liberi di interpellare il mondo? rendiamo testimonianza della nostra solidarietà verso gli uomini e verso Dio? Siamo tutti responsabili delle risposte che si possono dare a questi interrogativi.
Oggi il cambiamento richiede di superare il gruppo e di lavorare come gruppo cittadino, un cambiamento che poggia su tre momenti.
1) Per proporre il Vangelo bisogna prima immergersi nella situazione. Informarsi non vuol dire parlare di ma visitare i poveri, i pendolari, i genitori, poi bisogna sempre verificare le fonti.
2) Quindi bisogna cercare di capire cosa sta facendo/dicendo Dio in tutto questo marasma, qual è il Suo Progetto? In altri termini la nostra analisi deve essere un’analisi contemplativa che vede la speranza cristiana e riformula il tessuto umano lacerato. Se qualcosa si muove non sarà mai per il nostro giudizio morale, mai, se qualcosa cambia sarà sempre secondo il Progetto di Dio.
3) A questo punto serve la pianificazione, cosa posso fare io? cominciando proprio dal nostro vivere quotidiano.

 

 

 

MRC – Convegno di formazione – don Walter Magnoni

Don Walter Magnoni, direttore dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale lombarda.

L’enciclica Laudato sì riproduce lo schema già adottato dalla Mater et magistra con la successione del vedere – giudicare – agire.

Al Capitolo I, paragrafo 18, si parla dell’intensificazione dei ritmi odierni di vita e di lavoro utilizzando il termine spagnolo “rapidación” (non ben traducibile in rapidizzazione). Essa diventa preoccupante quando non è orientata al bene comune e allo sviluppo umano, sostenibile e integrale, ma si tramuta in deterioramento del mondo e della qualità della vita.
Nel Capitolo II, il Vangelo della Creazione, si presenta la Chiesa aperta al dialogo con il pensiero filosofico, che permette di produrre varie sintesi tra fede e ragione. Bisogna imparare a leggere (a rileggere) i testi biblici così come i grandi classici, ad esempio Dostoevskij. I cristiani avvertono che i loro compiti all’interno del creato e i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede.
L’uomo vive bene se ha una buona relazione con Dio, con il prossimo e con la terra. La relazione scorretta con il prossimo, verso il quale ha il dovere della cura e della custodia, distrugge la relazione interiore con se stesso, con gli altri, con Dio e con la stessa terra: questo è il peccato!
Il Capitolo III si concentra sulla radice umana della crisi ecologica, cioè sul “paradigma tecnocratico dominante”, che tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano.
La finanza soffoca l’economia reale. La finanza non va criticata fintantoché si pone al servizio dell’economia, è deleterio il dominio della finanza sull’economia e sulla politica.
La tecno-scienza, se ben orientata, è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano, ma è anche capace di produrre il bello e di far compiere all’essere umano, immerso nel mondo materiale, il “salto” nell’ambito della bellezza. Continua a leggere